L’accordo con la Corea del Sud raccontato da tre storie di successo

venerdì 17 febbraio 2017

L’attenzione mediatica sugli affari europei, questa settimana, si è concentrata sulla ratifica del CETA, l’accordo commerciale con il Canada, di cui anche io ho avuto modo di parlarvi in modo approfondito. Uno degli argomenti più utilizzati in suo sostegno sono stati i risultati dell’accordo fra Ue e Corea del Sud. Come spesso accade, però, di questa storia di successo se ne è parlato scarsamente e, di certo, l’argomento non è stato approfondito. Colgo, allora, l’occasione per parlarvene, entrando maggiormente nel dettaglio.

A cinque anni dalla firma del trattato di libero scambio con la Repubblica di Corea, il primo ottobre 2015, l’Unione Europea ha concluso, in seguito all’approvazione dei diversi parlamenti nazionali, la procedura di ratifica dell’accordo. Il regime previsto dall’accordo era stato, tuttavia, applicato in maniera provvisoria dal 2011.

Con un piano di attuazione particolarmente rapido, l’accordo ha determinato l’eliminazione di tutte le barriere tariffarie sui prodotti industriali e parzialmente rimosso quelle sui beni agricoli. Con particolare beneficio per i settori automobilistico, farmaceutico, elettronico e medico, si è provveduto anche alla cancellazione di importanti barriere non tariffarie. Il trattato ha migliorato l’accesso al mercato dei servizi e agli investimenti e, infine, ha regolamentato la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e determinato l’apertura degli appalti pubblici. L’accordo di libero scambio (FTA - Free Trade Agreement) con la Corea del Sud, essendo molto esteso per scopo e portata, è quello che più si avvicina a quello firmato fra Bruxelles e Ottawa.

La Corea del Sud, dopo uno sviluppo ventennale che l’ha posizionata al quinto posto a livello mondiale per esportazioni e importazioni, si è attestata come una delle maggiori economie orientali. I flussi commerciali europei e coreani sono molto simili per le categorie di prodotti scambiati. Con circa l’80% del totale, a dominare le transazioni internazionali di entrambi sono, infatti, i prodotti industriali. I settori prevalenti sono quelli della produzione di veicoli ed equipaggiamenti per i traporti e il comparto chimico.

Il rapporto di marzo 2015 della Commissione Europea mostra un aumento delle esportazioni verso la Corea del 35% rispetto al 2011, determinando un aumento del 3% della quota europea sul totale delle importazioni coreane (JAP -3%, USA +0%). Nel 2013, l’Unione ha, per la prima volta, registrato un surplus della bilancia commerciale con il partner asiatico. Se, infatti, le esportazioni sono cresciute velocemente, le importazioni dalla Corea sono rimaste stabili. Sebbene nell’ultimo anno, complice l’inizio della ripresa economica europea, l’import dalla Corea abbia conosciuto un aumento del 6%, il dato rimane comunque inferiore alla crescita media annua del 9% registrata dall’export nostrano.

Per una volta, desidero, però, sostituire i numeri con le storie di alcune delle persone che hanno potuto sperimentare i benefici di questo accordo concretamente nella loro attività. Abbiamo scelto tre racconti su alcune delle esperienze di maggiore successo, storie di imprenditori italiani che hanno saputo sfruttare al meglio le potenzialità offerte dall’accordo.

- La nostra prima storia ci porta in Toscana, e più precisamente sulle colline senesi dove viene prodotto il Brunello di Montalcino. Francesco Marone Cinzano, presidente dell’azienda vinicola Col D’Orcia, racconta come la sua impresa abbia beneficiato dell’accordo di libero scambio con la Corea del Sud. In seguito alla ratifica dell’accordo, Col d’Orcia ha potuto esportare il suo vino a dei prezzi molto più competitivi arrivando, oggi, a esportare più di 1500 bottiglie di vino all’anno verso il mercato coreano. Da notare che, oltre all’aumento delle esportazioni verso il Paese asiatico, la regione di produzione del Brunello di Montalcino ha beneficiato dell’aumento di popolarità presso i turisti coreani che ormai includono una visita ai vigneti senesi nei loro itinerari di vacanza in Italia. Per quanto riguarda il settore vinicolo italiano il valore delle esportazioni è salito da €13.5 milioni nel 2007 a €24 milioni nel 2015.

- Sempre nel settore agro-alimentare, l’azienda Mengazzoli, che si occupa di produzione di aceto Balsamico di Modena IGP dal 1962, ha anch’essa considerevolmente beneficiato dell’accordo di libero scambio tra UE e Corea del Sud. L’impresa, dal 2011, ha triplicato le sue entrate legate al mercato coreano. La domanda, infatti, è cresciuta a tal punto da richiedere l’assunzione, da parte dell’azienda, di uno specialista in vendite verso il Paese asiatico. Inoltre, l’aumento degli introiti ha permesso all’impresa di modernizzare la propria strumentazione e la sua fabbrica di Modena. In generale, le esportazioni di aceto italiano verso la Corea del Sud sono passate da €900.000 nel 2007 a €3,7 milioni nel 2014.

- Un’esperienza legata al settore dell’artigianato ci porta a Cremona, dove la “Sound of Cremona”, fondata dal mastro liutaio Edgar Russ nel 1990, è diventata una vera e propria esperienza imprenditoriale italo-coreana. Infatti, il secondo mastro liutaio, il socio di Russ, è Minjeong Kang, di nazionalità coreana. Questa collaborazione intercontinentale ha permesso un’espansione importante nel mercato sud-coreano. La ratifica dell’accordo nel 2011 ha, infatti, consentito a “Sound of Cremona” di evitare le barriere tariffarie e non tariffarie ottenendo, così, un’importante riduzione dei costi di esportazione. La Corea del Sud è oggi il quarto mercato a livello mondiale per i violini italiani e l’esportazione di questi prodotti verso il Paese asiatico è lievitato del 65% tra il 2010 e il 2015.








ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo