I congedi parentali, di maternità e di paternità nella normativa dell'Unione Europea

venerdì 03 marzo 2017

Quando si parla di “congedi”, bisogna distinguere tra i congedi parentali, disponibili per entrambi i genitori con modalità diverse a seconda della normativa dello Stato che li riconosce, il congedo di maternità, anche questo variabile in termini di durata e indennità, e il congedo di paternità, riconosciuto ancora in una minoranza di Stati europei.

L’Unione Europea non ha competenza esclusiva in materia di politiche sociali e di occupazione: Bruxelles non ha, dunque, il potere di perseguire una completa armonizzazione in questo settore, ma gioca un ruolo importante nell’attuazione di un processo di convergenza.

 

Il congedo parentale

Secondo l'OCSE il congedo parentale è una forma protetta di astensione dal lavoro legata alla cura dei figli. Può trattarsi di un diritto individuale (accordato a un genitore) o di un diritto familiare condivisibile, che prevede periodi riservati alla madre o al padre.

Il congedo parentale può essere collegato ad altri tipi di congedo finalizzati  alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare (come la maternità e la paternità, l'adozione, l'assistenza all'infanzia e altri tipi di congedo per la cura di membri della famiglia).

La norma di riferimento in merito al congedo parentale è la direttiva 2010/18/UE (modificata dalla direttiva 2013/62/UE). Essa aumenta la durata minima del congedo parentale, portandola ad almeno quattro mesi, introduce nuovi tipi di congedi (congedo di paternità, congedo per adozione e per l'assistenza di familiari), incoraggia una più equa condivisione del congedo da parte di entrambi i genitori e prevede il diritto di chiedere cambiamenti di orario di lavoro al ritorno dal congedo parentale.

I punti chiave:

     I lavoratori hanno diritto a un congedo parentale per la nascita o l’adozione di un figlio. Questo congedo può essere preso fino a quando il figlio non raggiunge un'età stabilita dalla normativa nazionale e/o dai contratti collettivi, ma prima che abbia l’età di otto anni.

     La presente direttiva si applica a parità di condizioni a tutti i lavoratori di ambo i sessi, a prescindere dal tipo di contratto (a tempo indeterminato, a tempo determinato, a tempo parziale o interinale).

     Il congedo parentale deve essere accordato per un periodo minimo di quattro mesi come diritto individuale di entrambi i genitori. In linea di principio, il congedo deve essere pienamente utilizzato da ciascun lavoratore, non deve essere trasferibile da un genitore all'altro. Tuttavia, questo tipo di trasferimento può essere autorizzato, a condizione che ciascun genitore conservi almeno uno dei quattro mesi di congedo, con l’obiettivo di incoraggiare un esercizio più paritario del congedo parentale da parte di entrambi i genitori. La direttiva stabilisce standard minimi, in modo che i paesi dell’UE possano applicare o introdurre disposizioni più favorevoli.

Le modalità di applicazione del congedo parentale – così come le condizioni di accesso allo stesso – variano a seconda dello Stato membro, essendo esse definite dal diritto nazionale e/o da accordi collettivi. Le variabili principali sono:

la durata,

la possibilità di lavorare a tempo parziale,

la retribuzione – o la sua assenza,

 il carattere continuo o frammentario,

i limiti di età del bambino

le differenze nell'applicazione dovute ai contratti di lavoro (settore pubblico o privato o lavoro autonomo).

 

Il congedo di maternità

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Il diritto al congedo e alla relativa indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori.

A livello europeo, il congedo di maternità obbligatorio viene disciplinato dalla direttiva 92/85/CEE: questa riconosce 14 settimane minime, di cui due obbligatoriamente da fruirsi prima del parto, che devono essere rispettate in tutti gli Stati membri. Questi ultimi hanno, ovviamente, la possibilità di estendere tale durata. Questa ampia libertà ha creato situazioni molto differenti tra di loro, all’interno dell’Unione, sia in termini di durata del congedo sia per quanto riguarda l’indennità riconosciuta alle madri lavoratrici. Anche per questo motivo, nel 2008 la Commissione Europea aveva presentato una proposta di direttiva volta a creare una maggiore armonizzazione delle normative nazionali in materia di congedi parentali, aumentando la durata del congedo di maternità da 14 a 18 settimane. Dal 2010, tuttavia, la proposta è rimasta arenata in sede di Consiglio, dove i Paesi membri non sono riusciti a trovare un accordo. Il Parlamento Europeo, durante questi anni, ha presentato diverse relazioni chiedendo lo sblocco della direttiva e, via via, proponendo l’adattamento della proposta ai nuovi bisogni nascenti nella società (ad esempio, con l’introduzione di un periodo di congedo di paternità obbligatorio). Tuttavia, la battaglia è stata persa e nel 2015 la Commissione Europea ha ritirato la proposta nell’ambito della procedura di REFIT (il programma, curato dalla Commissione, di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione). Allo stesso tempo, l’Esecutivo comunitario si è impegnato a presentare un nuovo pacchetto di misure legislative e non legislative in merito di conciliazione famiglia-lavoro, che dovrebbe arrivare il prossimo 21 aprile.

 

I congedi di paternità 

Come dimostrano diversi studi, nei Paesi in cui i congedi parentali sono trasferibili tra i genitori, inevitabilmente si perde l’occasione di cambiare la cultura collettiva, che ancora oggi declina la genitorialità soprattutto al femminile. È  evidente che questo, oltre a creare degli squilibri profondi nella distribuzione dei lavori di cura, ha impatti enormi in ambito occupazionale e sulla condizione delle donne nel mondo del lavoro.

Sono necessarie delle forzature legislative, le cosiddette affirmative actions, per far cambiare le cose: tra queste, una nuova disciplina dei congedi parentali che ne imponga la non trasmissibilità ma, soprattutto, la creazione di un congedo di paternità obbligatorio, strumento fino ad ora assente dalla normativa europea. Due i requisiti che dovrebbero essere garantiti: la durata ragionevole di almeno due settimane e un’indennità pari a quella riconosciuta nel caso del congedo di maternità obbligatorio.

Nel file allegato si possono trovare tre grafici che mostrano l'attuale durata del congedo parentale e del congedo di maternità negli Stati membri e la legislazione di ogni Stato membro per settimane (obbligatorie e non) e indennità sia per i congedi di maternità sia per quelli di paternità.

 

 








ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo