Contro il geo-blocking, per puntare a un vero Mercato Unico Digitale

venerdì 31 marzo 2017

Oggi se dalla Francia volessimo comprare online un prodotto offerto da una società con sede in Austria, quasi nel 37% dei casi (dato 2015) potremmo incappare in un sovrapprezzo, nell’impossibilità di acquisto o nel re-indirizzamento alla versione “locale” (francese in questo caso) del sito di e-commerce dove probabilmente si applicano delle tariffe e condizioni di vendita diverse.

 

Il geo-blocking: una discriminazione geografica

Questa pratica, nota come geo-blocking o “bocco geografico” è oggi molto diffusa all’interno del mercato europeo e tale è il suo impatto che il Consiglio europeo il 28 novembre 2016 ha approvato una proposta di regolamento con l’obiettivo primo di contrastare il “blocco ingiustificato e altre forme di discriminazione” basate sulla nazionalità dell’acquirente, la sua residenza o il luogo (nazione) da cui accede al momento di comprare un bene o servizio1. Il tema è particolarmente rilevante nell’ambito della Strategia per il Mercato Unico Digitale e così pressante nei piani per un passaggio ulteriore verso l’unità tra gli stati membri, da portare alla chiara evidenza per cui “gli interventi legislativi degli stati membri non sono sufficienti per assicurare una situazione di non discriminazione”2 e rendono necessari un’azione avanzata a livello comunitario la quale può garantire maggiore sicurezza legale. Ecco allora perché la Commissione propone di intervenire usando lo strumento del Regolamento – preferito a una Raccomandazione o una linea guida: solo uno strumento legislativo che possa essere direttamente applicato da tutti gli stati membri, si sostiene, può efficacemente affrontare il problema. Secondo le indagini effettuate gli europei sperimentano oggi blocchi geografici sull’acquisto di beni e servizi online che spaziano dagli articoli di abbigliamento, incluse calzature e accessori, dai libri agli hardware e apparecchi elettronici, dai contenuti digitali ai biglietti aerei e ai noleggi auto.

 

Le proposte avanzate per contrastare il geo-blocking

Con l’obiettivo di offrire un accesso migliore all’acquisto all’interno del mercato europeo, la proposta della Commissione sancisce che, nel rispetto delle leggi europee vigenti, i fornitori di servizi o i rivenditori che offrono i loro prodotti online non possono applicare blocchi basati sul luogo dove si trova l’acquirente al momento dell’acquisto, la sua residenza o nazionalità, in 3 casi specifici:

  1. se i beni sono consegnati in uno stato membro in cui il venditore offre il bene/servizio (l’acquirente online viene trattato come un cliente “locale”);
  2. se i servizi sono offerti tramite mezzi elettronici (per esempio servizi di cloud computing o di hosting di siti web) – con l’esclusione di opere/beni soggetti a copyright;
  3. se i servizi offerti (per esempio biglietti di concerti o per eventi, noleggio auto, prenotazione di camere d’albergo) sono forniti in un paese diverso da quello di residenza di chi compra.

Alcuni obiettano che la proposta non è ancora abbastanza costringente, segnalando che gli operatori, seppure non potranno più applicare prezzi differenti o re-indirizzare i clienti sulle versioni locali dei loro siti (qualora avessero siti specifici per ogni nazione) o discriminare in base alla modalità di pagamento, saranno però liberi di offrire condizioni generali di accesso diverse e, per esempio, favorire determinati gruppi di clienti e target specifici. Non saranno poi obbligati a consegnare a clienti che si trovino al di fuori di uno stato membro nel quale non propongono la consegna. Ma se è vero che in alcuni casi ci sono motivi validi per i venditori, in particolare le realtà più piccole, di applicare pratiche che impediscano l’acquisto oltre i confini nazionali (per esempio la necessità di registrazione presso le autorità fiscali del paese di destinazione del prodotto), nella maggior parte dei casi si tratta di criteri discriminatori oggettivi che, venendo eliminati, avvicinano ancora di più l’Europa alla realizzazione di un mercato unico ancora più completo.

 

Dalle consultazioni ai prossimi passaggi: il percorso verso l’approvazione

Obiezioni a parte, il Regolamento proposto dalla Commissione è una risposta in linea alle segnalazioni raccolte dalla consultazione pubblica in materia tenutasi a fine 2015 (qui una sintesi dei risultati – in inglese): da una parte, nel 90% dei casi i consumatori si sono dichiarati d’accordo sulla possibilità di acquistare beni e servizi ovunque in Europa, segnalando però quanto ancora le restrizioni geografiche esistenti costituiscano un ostacolo significativo al mercato unico. Avendo infatti sperimentato una qualche forma di geo-blocking (nel 80% dei casi), gli europei si dicono a favore dell’introduzione di forme che impediscano simili pratiche ingiustificate. Dall’altra parte, i venditori, seppure siano d’accordo su questo punto e sostenendo che di principio gli acquirenti non debbano essere discriminati nell’accesso alle offerte in base alla loro residenza o nazionalità, sono però fortemente contrari all’obbligo di vendere e/o consegnare i loro prodotti oltre i territori in cui normalmente svolgono i loro affari o propongono i loro prodotti/servizi.

 

Dopo essere stata presentata dalla Commissione, la bozza di Regolamento è stata assegnata alla commissione Mercato interno e protezione dei consumatori del Parlamento europeo che, incaricata di discuterla e proporre pareri in merito, a seguito degli inter e le discussioni necessarie, dovrebbe votarla entro fine aprile.

 

 

 

Il cammino non è ancora concluso e restano ancora domande non totalmente esaurite, ma sicuramente se, come dalle previsioni, nel 2018 il Regolamento dovesse essere approvato, sicuramente le possibilità di acquisto dentro i confini europei saranno ancora più facili e immediate, nel rispetto dei ritmi rapidi a cui la tecnologia ci ha abituato modificando anche lo stile di commercio e i processi di ricerca, acquisto e vendita.

 

 

===

1 Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante misure volte a impedire i blocchi geografici e altre forme di discriminazione dei clienti basate sulla nazionalità, il luogo di residenza o il luogo di stabilimento nell’ambito del mercato interno e che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE - https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2016/IT/1-2016-289-IT-F2-1.PDF.

2 Nota 1, pg. 4-5.








ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo