Marzo, un mese per i diritti delle donne

La giornata internazionale dei diritti della donna si è trasformata quest’anno come forse prima mai in un mese di riflessione, studi, pubblicazioni e dibattiti.

In tema di parità, il mese di marzo si è distinto per l’affermarsi di trend opposti. Da una parte leggiamo spesso di risultati emozionanti, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle donne alle stanze dei bottoni. Dall’atra però sono sempre più preoccupanti i numeri delle donne che hanno dovuto lasciare o hanno perso il lavoro. Troppe si sono trovate a farsi carico prima e molto più degli uomini delle necessità di cura famigliare: l’Unesco calcola circa 7.7 ore di lavoro settimanale in più. Spaventoso poi l’acuirsi di casi di femminicidio o violenza domestica aumentate dai continui lockdown.

Se non bastasse, ultima preoccupante notizia, in ordine di tempo, luscita della Turchia dalla Convenzione di Istambul contro la violenza sulle donne. La decisione di Erdogan ha già scatenato le proteste contro il governo di Ankara che però poco sembrano potere al momento per far cambiare decisione al primo ministro.

Certo in tema di leadership femminile gli ultimi 12 mesi hanno visto un’impennata di riscontri positivi in Italia.

Lo racconta, per esempio, lo studio dell’Osservatorio inter-istituzionale sulla partecipazione femminile nei cda delle società italiane della Consob. Occasioni che speriamo diventino presto concrete per le donne anche grazie alla “Strategia nazionale per la parità di genere” introdotta dal Governo Draghi. Queste notizie cadono nel decennale dell’entrata in vigore della legge sulle quote di genere, conferme della sua validità e della necessità di imporre dei correttivi per cambiare le cose. Lo ha affermato anche, tra le altre, Christine Lagarde durante il al Women’s Forum del 18 marzo. Se servisse un ulteriore esempio, a testimonianza di come quella che sembrava una fantasia solo pochi anni fa sia diventa realtà, è l’ingresso di Alessandra Pasini nel cda Fineco. Grazie a questa scelta, Fineco diventa la prima società quotata italiana con ai vertici una maggioranza di genere…al femminile.

Purtroppo si tratta di percentuali ancora molto basse. Le donne infatti partecipano troppo poco alle decisioni dei vertici. E l’Italia continua a non primeggiare per parità aziendale – tra gli atri si vedano i dati discussi a fine febbraio nel G20 Empower.

Di fronte a una situazione occupazionale femminile drammatica, molte sono le cose da fare, ma possiamo iniziare con il cercare di avere sempre più donne ai vertici, leader he trascinino con sé professioniste e soprattutto, con il coinvolgimento diretto degli uomini.

Bisogna lavorare insieme, responsabilizzarli, ingaggiarli: da soli non si va da nessuna parte.

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